{"id":1219,"date":"2021-02-16T14:54:25","date_gmt":"2021-02-16T13:54:25","guid":{"rendered":"https:\/\/btaly.it\/?post_type=product&#038;p=1219"},"modified":"2025-12-04T18:44:26","modified_gmt":"2025-12-04T17:44:26","slug":"nebbiolo-dalba-doc","status":"publish","type":"product","link":"https:\/\/btaly.it\/it\/nebbiolo-dalba-doc\/","title":{"rendered":"NEBBIOLO D&#8217;ALBA DOC"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Il Nebbiolo d&#8217;Alba: il Piemonte in un bicchiere<\/strong><\/h3>\n<p>Il Nebbiolo d\u2019Alba, \u00e8 sicuramente tra i rossi pi\u00f9 conosciuti e apprezzati del Piemonte, ovviamente si tratta di un prodotto DOC, che pu\u00f2 essere prodotto solo in un territorio specifico: la Langa cuneese. Diciamo che possiamo considerarlo quasi un fratello del Baralo, entrambi sono i frutti delle uve Nebbiolo e il nome antico con cui originariamente era noto il barolo era proprio Nebbiolo Vecchio.<\/p>\n<p>Condividendo la stessa \u201cpaternit\u00e0\u201d anche le storie dei due famosi vini ovviamente si intrecciano. I primi riferimenti specifici al Nebbiolo li troviamo gi\u00e0 nel medioevo, infatti pare che nel XII secolo fosse gi\u00e0 largamente diffuso e apprezzato, non solo in tutto il Piemonte ma anche nelle pi\u00f9 importanti corti dell\u2019epoca, era infatti uno dei preferiti di Federico Barbarossa.<\/p>\n<p>Al pari del Barolo, la sua fama cresce esponenzialmente nel corso dei secoli non solo in patria, ma anche in Europa. Un contributo importante alla coltivazione di questo uvaggio arriva nei primi decenni del XIX secolo grazie ad una grande donna la marchesa Giulia Falletti di Barolo nobildonna dell\u2019aristocrazia francese nata Julliet Colbert che spos\u00f2 il marchese Tancredi Falletti di Barolo proprietario delle locali tenute e terreni, che nonostante il suo lignaggio che poteva permettere ad una donna una vita di svaghi e ozio, oltre le molte opere di beneficenze verso malati e indigenti di cui era solita occuparsi, scelse di lavorare e dedic\u00f2 gran parte della sua vita alla produzione e promozione di quest\u2019uva dando un contributo fondamentale alla sua espansione. Insieme a lei ci furono Camillo Benso Conte di Cavour, che coadiuvato dal Conte ed enologo francese Louis Oudart, studiarono come vinificarlo secco al fine di creare anche in Italia un vino importante \u201calla moda dell\u2019epoca come il Bordeaux\u201d che fosse dunque apprezzato anche nelle corti straniere, risultato che raggiunsero in breve tempo non solo presso casa Savoia a Torino ma anche nelle altre pi\u00f9 importati casate europee.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il nome, ancora oggi rimango dell\u2019incertezze su quale sia la vera origine. Forse Nebbiolo deriva da nebbia, come quella che avvolge le colline quando l\u2019uva matura ed \u00e8 l\u2019ora di vendemmiare, infatti questo vitigno \u00e8 tardivo rispetto ad altre uve, portando il periodo della raccolta tra fine Ottobre inizio Novembre, per altri invece il nome deriva dalla pruina sostanza che ricopre gli acini rendendoli opachi cos\u00ec che sembrino avvolti dalla nebbia. Ad avvalorare queste tesi troviamo Un\u2019antica leggenda tramandata oralmente di generazione in generazione nelle famiglie contadine che ci narra proprio le origini del vitigno piemontese per eccellenza: \u201cIn un\u2019abbazia viveva un monaco con il compito di accudire l\u2019orto e una piccola vigna, che serviva per la produzione del vino da usare nelle funzioni religiose. Il monaco era molto preso dalle sue attivit\u00e0 agricole, che svolgeva con zelo, anche a costo di trascurare la meditazione e la preghiera. Un bel giorno, uscito dalla sua cella per andare nell\u2019orto, vide la vigna avvolta da una fittissima nebbia e cap\u00ec che quello era un segno del Signore, che lo ammoniva, affinch\u00e9 dedicasse maggior tempo alla vita contemplativa e un po\u2019 meno a quelle viti. Il monaco non se lo fece ripetere due volte, smise di coltivare la terra e si dedic\u00f2 esclusivamente alle sue orazioni quotidiane, fino al tempo della vendemmia in cui finalmente la nebbia si dirad\u00f2 e si deposit\u00f2 sui grappoli ormai maturi, facendoli brillare come zaffiri.\u201d<\/p>\n<p>Sicuramente il Nebbiolo \u00e8 un vino strettamente legato al suo territorio, infatti le uve per ottenere il giusto risultato devono provenire da alcune zone specifiche delle Langhe e del lungo Tanaro, sono infatti solo 25 i comuni a poter vantare la sua produzione.<\/p>\n<p>Questo meraviglioso vino dal colore rosso inteso, resta ancora oggi uno dei preferiti dagli estimatori dai palati pi\u00f9 raffinati, infatti grazie al suo bouquet che riporta chi lo assaggia alla sua terra d\u2019origine, questo rosso \u201csa proprio di Langa\u201d con note olfattive che spaziano dalla nocciola al tartufo toccato tutti i frutti dei boschi locali.<\/p>\n<p>Il nebbiolo \u00e8 certamente un ottimo vino da tavola, grazie al suo sapore secco ma strutturato deciso e al tempo stesso \u00e8 perfetto per esaltare qualsiasi piatto anche importante senza sovrastarne in sapori, perfetto non serve neanche dirlo, visto quanto \u00e8 legato alle sue origini e terre, con i piatti tipici della cucina tradizionale piemontese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il <em><strong>Nebbiolo d\u2019Alba<\/strong><\/em>, \u00e8 sicuramente tra i rossi pi\u00f9 conosciuti e apprezzati del Piemonte, ovviamente si tratta di un prodotto DOC, che pu\u00f2 essere prodotto solo in un territorio specifico: la Langa cuneese. 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