1- AGRIGENTO – BTALY on TOUR : i piatti della tradizione Agrigentina

Agrigento-cosa-mangiare

Btaly On Tour : La cucina Agrigentina 

La cucina di Agrigento o Agrigentina è tanto complicata quanto semplice, in quanto essa allaccia sia i territori prettamente marittimi, come le Isole Pelagie e sia i territori montani, come i comuni che si estendono sui Monti Sicani, inoltrandosi dunque al centro della Sicilia.

La cucina Agrigentina, infatti, ha sviluppato nella zona costiera e isolana una gastronomia di pesce mentre più ci si addentra ci si troverà una gastronomia prevalentemente di carne e verdure.

 Btaly On tour vuole dare l’opportunità di far conoscere alle persone che visitano questa straordinaria provincia le ricette e i piatti tipici che si tramandano di generazione in generazione.

ECCO COSA MANGIARE AD AGRIGENTO E PROVINCIA!

  1. LA MINESTRA DI SAN GIUSEPPE:

minestra-di-san-giuseppe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte della foto:  fornelli di sicilia 

La minestra di San Giuseppe è un piatto povero tipico di Agrigento e provincia ma la si può trovare in tutte le tavole siciliane, intrinsecamente legato al cristianesimo e all’immagine di San Giuseppe, simbolo di umiltà e povertà. Una zuppa a base di fagioli e verdure di stagione per i poveri che veniva mangiata principalmente in occasione della festa di San Giuseppe il 19 marzo. Nella maggior parte dei casi, le famiglie che ricevevano la grazia preparavano calderoni di zuppa da servire ai meno abbienti. La zuppa di San Giuseppe si fa con fagioli e verdure di stagione, sia di quelle già pronte in casa che raccolte nei campi. In genere si tratta di borlotti, lenticchie, ceci, e verdure di campo come barbabietole, borragine, ecc. Il formato di pasta preferibile sono i Ditali. 

Minestra di San Giuseppe: la minestra dei poveri!

Cottura: 1 h 30 min Costo: Basso
Tempo totale: 1 h 30 min Porzioni: 4 Porzioni

       Ingredienti

  • 200 gr fagioli secchi
  • 200 gr lenticchie
  • 500 gr verdure miste
  • 1 costa sedano
  • 2 carote
  • 1 cipolla bianca
  • 1 mazzetto finocchietto selvatico
  • 200 gr ditali
  • sale e pepe
  • olio extra vergine d’oliva

LA PREPARAZIONE: 

Per preparare la minestra di San Giuseppe, tipica della cucina di Agrigento, bisogna la sera prima, mettere in ammollo i legumi in abbondante acqua e bicarbonato.

Il giorno successivo, i legumi che si erano messi da parte in abbondante acqua e bicarbonato, si sciacquano sotto l’acqua corrente finchè l’acqua in cui avevamo i legumi non diventi limpida, quindi poi scolarli e metterli da parte.

una volta fatto questo procedimento, prendere il “trito d’eccellenza” ovvero cipolla, carota e sedano e tagliarlo anche grossolanamente.

Non resta che realizzare il soffritto con questi ingredienti.

Una volta diventati ben rosolati si aggiungono i legumi che si erano messi da parte, si copre con coperchio e si abbassa la fiamma al minimo.

Nel frattempo, si inizieranno a pulire le verdure (togliendoci le poche parti che non saranno di nostro interesse) e tagliarle a pezzi sempre grossolani (più sono grossolani più la minestra sarà tradizionale e genuina) – non badiamo tanto all’estetica ma alla sostanza!

Una volta fatto questo procedimento, un pò noioso lo sappiamo, aggiungerle nel pentolone (meglio se in terracotta) insieme ai legumi.

Far cuocere per un’altra mezz’oretta, girando di tanto in tanto con un cucchiaio RIGOROSAMENTE di legno.

Quando la zuppa sarà pronta, aggiungere la pasta mista e gli spaghetti spezzati e cuocerla dentro la minestra.

A cottura ultimata servire infine la minestra di San Giuseppe ben calda in tavola condendola con un filo di ottimo olio extravergine di oliva siciliano e del pepe nero rigorosamente macinato al momento.

 

       2. IL “MACCU RI FAVI SICCHI”: 

MACCU RI FAVI

edith photo: casaeputiaristorante 

Il macco di fave o in dialetto siciliano il “Maccu ri favi sicchi” è una zuppa della tradizione di Agrigento che ha molto in comune con altri piatti rappresentativi del sud Italia, come i fagioli bianchi e il radicchio pugliese e lucano. Originaria dell’agrigentino – in particolare del comune di Raffadali, la pasta co’ maccu è un piatto tipico della festa di San Giuseppe. Sembra che anticamente fosse considerato il “piatto di buon auspicio“, che il padrone di casa offriva a tutti i contadini al termine della vendemmia per festeggiare la fine dei lavori. 

Il macco di fave è un piatto povero dalla consistenza cremosa, che si ottiene cuocendo a lungo le fave fino a quando non saranno completamente sciolte. Questa è una ricetta sana e ricostituente che può essere gustata tutto l’anno, in quanto può essere fatta con fagioli freschi e secchi. Può essere servito come primo piatto o come piatto unico, soprattutto con pasta e verdure cotte.

Macco di fave: la ricetta originale agrigentina

Cottura: 3 h 30 min Costo: Basso
Tempo totale: 1 d 3 h Porzioni: 4 Porzioni

            Ingredienti:

  • 500 gr. fave secche
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • 1 costa di sedano
  • 1 mazzetto di finocchietto selvatico
  • olio d’oliva
  • sale
  • pepe

LA PREPARAZIONE: 

Pulire bene le fave e lasciarle nell’acqua per almeno due ore. 

Tagliare a pezzi piccoli le carote e le cipolle ed infine tritarli finemente.

 Fare soffriggere con abbondante olio, aggiungendo anche uno spicchio d’aglio in camicia.

 Dopo aver atteso per almeno due ore le fave, bisogna aggiungerle al soffritto che si sta preparando, successivamente rimuovere lo spicchio d’aglio e coprire il tutto con acqua calda. 

Dopo aver salato, è consigliabile chiudere con un coperchio e lasciare cuocere a fuoco lento per almeno 60 minuti, o fino a quando le fave non iniziano a sciogliersi.

E’ importante mescolare il tutto frequentemente e quando l’acqua precedentemente aggiunta è evaporata aggiungere costantemente un goccio d’acqua calda per non fare asciugare troppo la minestra.

Servire ben calda con un giro “a crudo” di buon olio extra vergine di oliva!

 

        3. ‘U TAGANU: 

'U TAGANU
edith photo: sicilia in festa

In siciliano, ‘U taganu o tianu di Aragona, è il primo piatto preparato il Sabato Santo ad Aragona, piccolo paese vicino ad Agrigento nella Sicilia orientale. “Taganu” o “tianu” significa padella in siciliano, e secondo la tradizione deve essere di terracotta.

Questo per simulare le antiche usanze che prevedevano l’uso dell’argilla. Gli ingredienti, infatti, vengono sigillati in vasi di terracotta che a fine cottura vengono rotti per estrarre il piatto. Si dice che il piatto sia stato creato da una donna che ha utilizzato tutti i resti della sua dispensa. Dal passato deriva la parola ‘u tiganu. E’ un piatto sostanzioso della tradizione enogastronomica Siciliana, ed è perfetto per i pranzi e le cene delle feste come la Pasqua o il Natale.

‘U TAGANU: LA TRADIZIONE TRAMANDATA DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE

Cottura: 1 h 20 min Costo: Medio
Tempo totale: 1 h 30 min Porzioni: 6 Porzioni

             Ingredienti

  • 600 grammi di mezzemaniche o rigatoni
  • Una piccola cipolla
  • Olio extravergine d’oliva
  • 500 grammi tritato di carne mista: 40% vitello e 60% maiale
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • Brodo di pollo
  • Sale e pepe q.b.
  • Un pizzico di cannella
  • 12 uova
  • 50 grammi di caciocavallo grattugiato
  • 50 grammi di burro
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato
  • 100 grammi di pangrattato molto fine
  • 500 grammi di tuma

LA PREPARAZIONE:

Per preparare il Taganu d’Aragona, bisogna inizialmente tritare molto fine la cipolla e farla soffriggere in abbondante olio di oliva. Successivamente aggiungere la carne e farla rosolare bene. 

Sfumare con un bicchierino di vino rosso e coprire il tutto con un brodo caldo. Salare e pepare e se si vuole aggiungere un pizzico di cannella. 

Fare cuocere per il tempo necessario fino a quando il sugo non si sarà asciugato possibilmente con un coperchio. 

Nel mentre si può iniziare a mettere a bollire in un’altra pentola l’acqua per la pasta. 

Sbattere le uova con il caciocavallo e condirle con sale e pepe; dopo unirle con mezzo mestolo di brodo e tenerle da parte. 

Iniziare a cuocere la pasta, lasciandola al dente. 

Integrare la pasta con il burro, il parmigiano e metà delle uova con il caciocavallo. Mischiare bene il tutto

Aggiungere abbondante burro al fondo e alle pareti di un tegame di terracotta e sommergere di pangrattato. Versare nella stessa terracotta una parte di pasta e coprire il primo strato di questo piatto con un mix di formaggio (tuma) e uova sbattute. 

Il secondo strato dovrà essere formato con carne e altre uova. 

Continuare con gli strati fino a quando non si sono utilizzati tutti gli ingredienti ma cercando di tenere un po’ di tuma per l’ultimo strato. 

Per finire versare le uova sbattute che avanzano per coprire bene i bordi e gli spazi vuoti. 

Scaldare il forno a 200° prima di infornare il contenitore di terracotta e cuocere fino a che l’uovo non raggiunga la consistenza desiderata; l’impasto deve essere asciutto e soprattutto bello compatto. 

Infine, sfornare il Taganu e farlo riposare per almeno 10 minuti. 

Capovolgere il Tegame di Aragona direttamente sul piatto da portata.

 

       4. SOGLIOLA ALLA SACCENSE

sogliola-saccense

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

edith photo: oggi 

E’ un piatto tipico della città di Sciacca nella provincia di Agrigento, tutta la cultura culinaria di questo paese è caratterizzata da ricette a base di pesce, in genere per il pesce azzurro, si utilizza il tradizionale metodo di pesca con il cianciolo, noto anche come tecnica di pesca “lampara“. Per preparare questo piatto, i vari filetti vanno adagiati su un letto di finocchi e spruzzati con il succo delle arance siciliane. Infine, per completare il piatto è necessario aggiungere del pangrattato, del sale e un pizzico di olio. Infine bisogna aggiungere le olive nere.

SOGLIOLA ALLA SACCENSE: DAL MARE DI SCIACCA ALLA TAVOLA!

Cottura:  20 min Costo: Basso
Tempo totale: 20 min Porzioni: 4 Porzioni

               Ingredienti: 

  • 1 finocchio
  • 4 filetti di sogliola
  • 2 arance
  • 60 g di pangrattato
  • Sale
  • Olio extra vergine d’oliva
  • Olive nere

LA PREPARAZIONE:

Il primo passo di questa ricetta è tagliare i finocchi a fette sottili e metterlo su una teglia coperta con carta forno e oliata.

Successivamente inserire i filetti di sogliola sopra i finocchi tagliati precedentemente e  aggiungere il succo d’arancia. 

Inoltre, è opportuno aggiungere il pangrattato, il sale e un filo d’olio extravergine di oliva.

Infine, mettere una manciata di olive nere. Cuocere la sogliola a 180° C in un forno ventilato per circa una decina di minuti.

       5. “IL CUNIGGHIU A ‘STIMPIRATA” 

edith photo: elisa rizza

Il coniglio in agrodolce, detto anche cunigghiu a ‘stimpirata (coniglio in agrodolce alla stimpirata), è un secondo piatto della tradizione siciliana, soprattutto nel comune di Gela. E’ un piatto di carne ricco, ma non pungente, che esalta una delle carni migliori e più “dure”: il coniglio. La carne di coniglio, anche se più piccola, è considerata rossa e quindi uguale alla carne di manzo. D’altra parte, le sue proprietà nutritive sono più simili a questa carne rispetto al pollo o al pollame.

U CUNIGGHIU ‘A STIMPIRATA: IL CONIGLIO AGRODOLCE SICILIANO 

Cottura:  40 min Costo: Medio
Tempo totale: 6h 40 min Porzioni: 4 Porzioni

             Ingredienti: 

  • Coniglio 1
  •  Sedano 300 g
  •  Capperi 20 g
  • Cipolla bianca piccola 1
  •  Prezzemolo 1 ciuffo
  •  Aceto 2 cucchiai
  • Zucchero 2 cucchiai
  •  Olio extravergine d’olivaq.b.
  •  Farina 00 q.b.
  • Concentrato di pomodoro2 cucchiai
  •  Sale q.b.
  •  Pepe q.b.
  • Olive di Gaeta 100 g
  •  Rosmarino 2 rametti

LA PREPARAZIONE:

Il primo step è pulire il coniglio, successivamente tagliare la carne in piccoli pezzi, sciacquarli con acqua corrente e asciugarli con della carta da cucina.

Dopo, è necessario infarinare i pezzi di coniglio tagliati precedentemente.

Nel mentre, si può iniziare a sbucciare e pulire la cipolla, il sedano, i capperi. Poi mettere l’uvetta in una ciotola sommergendola di acqua tiepida, lavare il limone e grattugiarlo ed infine sciogliere lo zucchero nell’aceto. 

Ora che gli ingredienti sono pronti, bisogna iniziare a cuocere il coniglio in agrodolce.

Versare in un contenitore con l’aggiunta di tre cucchiai d’olio di oliva il coniglio infarinato e iniziare a soffriggerlo da tutti i lati fino a quando non diventa dorato. Nello stesso tegame si possono aggiungere le cipolle tagliate fino a quando non diventano morbide  e trasparenti. 

Dopo, bisogna aggiungere il resto degli ingredienti, quindi il sedano, i capperi dissalati, i pinoli, l’uvetta sgocciolata, le scorza di limone e le olive. 

Mescolare il tutto e sfumare con un bicchiere di vino bianco fino a che non evapora. 

Infine, salare e pepare e dopo aggiungere l’aceto zuccherato.
Abbassare la fiamma e fare cuocere il coniglio per un’ora fino a quando non diventa bello tenero, controllare per tutto il tempo la cottura mescolando e aggiungendo acqua se necessario.
Quando il coniglio è pronto servire caldo oppure tiepido.

      6. LA STIGGHIOLA

Stigghiola

edith photo: blastingnews

Nessun piatto rappresenta al meglio lo street food siciliano della stigghiola, che viene preparato, cucinato e venduto per strada da “‘u stigghiolaru“. La stigghiola ha le sue origini nella cucina povera e nel recupero degli alimenti, ed è oggi un simbolo della cucina locale. La stigghiola è stata inserita nell’elenco dei prodotti agricoli tradizionali italiani (PAT) dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari. È realizzato con l’intestino dell’ agnello, pecora e capretti, che vengono avvolti da gambi di scalogno e prezzemolo per un connubio perfetto e arrostiti su un braciere ardente. Le tavole abbondano in Sicilia durante la Settimana Santa, quando si macellano capre e agnelli per le classiche preparazioni pasquali.

LA STIGGHIOLA: UN SAPORE ANTICO

Cottura:  10 min Costo: Basso
Tempo totale: 10 min Porzioni: 5 Porzioni

            Ingredienti: 

  • 1 kg. di budella di agnello freschissima
  • gambi di prezzemolo
  • 3 porri interi
  • 1 limone
  • sale e pepe
  • olio extra vergine di oliva

LA PREPARAZIONE:

Il primo passo per la realizzazione di questo piatto tipico agrigentino è la preparazione delle stigghiole.

Bisogna procurarsi mezzo chilo di carne (intestino, budellini), pulirli e dopo avvolgerli attorno ad un abbondante ciuffo di prezzemolo. Inoltre, è opportuno aggiungere oltre alla carne anche una cipolla tagliata  a piccoli pezzi.

Successivamente, bisogna mettere queste spirali create con la carne e la cipolla sulla graticola e farli cuocere per alcuni minuti.

Aggiungere un pizzico di sale e insaporire con del succo di limone, secondo la tradizione le stigghiole devono essere servite bollenti, quasi da far scottare la lingua.

        7. ‘U PITAGGIU

U-pitaggiu-agrigento

edith photo: il sicilianoweb

Nella tradizione culinaria agrigentina, come accade altrove in Sicilia, vengono solitamente preparati piatti specifici in occasione di determinate ricorrenze o eventi della vita. Nel caso di Agrigento la tradizione non ha nulla a che vedere con le feste, ma solo con l’utilizzo di veri prodotti locali. Questo è un piatto tradizionale preparato con ingredienti semplici, genuini e tipici della cucina mediterranea. U pitaggiu è uno spezzatino di fave, piselli e carciofi ottimo come contorno.

QUANT’E’ BONU LU PITAGGIU

Cottura:  45 min Costo: Basso
Tempo totale: 45 min Porzioni: 4 Porzioni

 

             Ingredienti: 

  • 1 kg di piselli freschi
  • 500 gr. di fave novelle sbucciate
  • il cuore di 6 carciofi
  • 100 g di finocchietto selvatico
  • 1 cipolla
  • olio extravergine d’oliva
  • sale e pepe

LA PREPARAZIONE:

Il primo passo per preparare “U Pitaggiu” è prendere un recipienti abbastanza grande in modo da scaldare la cipolla e farla soffriggere in abbondante olio e cipolla

Per far sì che il soffritto non si asciughi eccessivamente aggiungere un mestolo di brodo di verdure. 

Successivamente, aggiungere al tegame i piselli, le fave fresche ben sgusciate, i carciofi puliti e tagliati a pezzi piccoli con una manciata di finocchietto selvatico.

Aggiungere durante la cottura sale e pepe a piacimento.

Far cuocere a fuoco lento aggiungendo man mano poca acqua fino a quando il piatto non è pronto.

       8. POLPETTE DI SARDE

polpette-sarde

edith photo: ilcuoreinpentola 

Le polpette di sarde sono un secondo piatto siciliano semplice e saporito, una ricetta gustosa e succulenta realizzata con sarde, mollica di pane, uova, pecorino, pinoli, uvetta e prezzemolo tritato. Una volta amalgamati gli ingredienti e formate le polpette, potete servirle semplicemente fritte oppure al sugo, tuffandole nella salsa di pomodoro: ottime da gustare sia calde che fredde.

POLPETTE DI SARDE: LE POLPETTE DI AGRIGENTO

Cottura:  20 min Costo: Medio
Tempo totale: 45 min Porzioni: 16 Polpette

               Ingredienti: 

  • sarde pulite: 400 gr
  • prezzemolo: 1 ciuffo
  • aglio: 1 spicchio
  • pancarré: 2 fette
  • sale q.b.
  • pecorino grattugiato: 5-6 cucchiai
  • uva passa e pinoli: 2 cucchiai
  • uova: 1
  • per infarinare: farina o semola
  • per friggere: olio d’oliva
  • Per il sugo di pomodoro:
  • passata di pomodoro: 500 ml
  • aglio: 2 spicchi
  • peperoncino
  • sale
  • olio d’oliva
  • menta

LA PREPARAZIONE: 

Il primo passo è pulire le sarde, eliminando la testa, la lisca e la pinna dorsale (oppure comprarle già pulite!). Poi è necessario eviscerarle cercando di togliere tutte le spine. 

Mettere in un contenitore le sarde pulite e aggiungere il resto degli ingrediente di questa ricetta, tranne la farina e l’olio.

Con le mani impastare e unire il tutto, in modo che si rompino e si mischino anche le sarde. Se l’impasto risulta al tatto un po’ molle aggiungere un po’ di pangrattato per renderlo più duro. 

Nel mentre in una padella fare soffriggere l’aglio tritato finemente necessario per preparare il sugo di pomodoro, aggiungendo anche un pochino di mentuccia tritata.

Successivamente, formare le polpette aggiungendo pian piano la farina. 

Arrivati a questa fase si può scegliere se fare le polpette con le sarde fritte oppure con il sugo

Se si propende per la versione al sugo bisognerà solo soffriggere velocemente le polpette in modo che rimangano con una leggera crosticina. 

Invece per l’altra versione portare il sugo fino all’ebollizione e continuare la cottura per almeno quindici minuti. 

Infine, le polpette di sarde secondo la ricetta tradizionale vanno servite tiepide, ma si possono assaporare anche fredde.

       9. CAVATELLI CON CARCIOFI SPINOSI DI MENFI

cavatelli-carciofi-menfi

edith photo: lagazzettadelmezzogiorno

I Cavatelli sono una pasta corta emblematica della cucina siciliana, ma sono diffusi anche in Puglia e Molise, oltre che in altre regioni del sud Italia.

Preparati con ingredienti semplici (semola, acqua e sale), i cavatelli sono caratterizzati da una forma allungata, concava verso l’interno, pressati nell’impasto dalla pressione delle dita. Il nome deriva probabilmente da “cavo” e quindi dalle operazioni necessarie per realizzarli a mano.

Le massaie più esperte lavorano con entrambe le mani, producendo in poco tempo un numero stupefacente di cavatelli, ed è uno spettacolo vederle all’opera.

I cavatelli è uno dei pranzi domenicale per eccellenza della Sicilia soprattutto nella zona di Agrigento, preparato con amore dalle donne e portato a tutta la famiglia a tavola. I cavatelli fanno parte della lista dei cibi tradizionali agroalimentari italiani (PAT) e viene celebrato attraverso numerose sagre d’estate.

Le prime testimonianze narrano che già Federico II adorasse questa tipologia di pasta corta, che probabilmente nacquero proprio sotto il suo regno intorno al 1200. Inoltre, era considerato un piatto per le grandi occasioni, i cavatelli erano allora serviti nei banchetti più prestigiosi con diversi tipi di sugo per esempio a base di pancetta, piselli e fave. Mentre in Sicilia uno degli abbinamenti più buoni ed utilizzati è con i carciofi spinosi di Menfi.

I CAVATELLI: UNA PASTA ANTICA CHE METTE D’ACCORDO TUTTI 

Cottura:  12 min Costo: Medio
Tempo totale: 30 min Porzioni: 4 Porzioni

               Ingredienti: 

  • 600 g di cavatelli
  • 8 carciofi spinosi di Menfi
  • 1 limone
  • 1 cipolla grande
  • timo
  • prezzemolo
  • olio extravergine d’oliva
  • acqua
  • sale
  • pepe

LA PREPARAZIONE: 

Per la preparazione dei carciofi la prima cosa da fare è pulirli. Bisogna eliminare le foglie esterne del carciofo spinoso di Menfi, che sono le più dure, mondare il gambo e accorciare la base tagliando le punte. lasciarli in abbondante acqua con metà limone tagliato (in modo tale che non si anneriscano) Infine, tagliare i carciofi a fettine sottili.

Il secondo passo è occuparsi della cipolla: bisogna sbucciarla e tagliarla a fettine e successivamente tritarla finemente. Dopo bisogna far soffriggere inizialmente la cipolla in abbondante olio, quando la cipolla raggiunge la consistenza giusta e dorata è necessario inserire i carciofi; che dovranno rosolare per un minuto,  con aggiunta di prezzemolo tritato finemente e timo, e poi si dovrà aggiungere un bicchiere d’acqua e salare.

Successivamente coprire e fare cuocere il tutto per circa un quarto d’ora per far si che i carciofi diventino belli teneri.  Nel mentre si può iniziare a mettere sul fuoco una pentola con abbondante acqua che poi sarà utilizzata per la cottura dei cavatelliE’ importante cuocere la pasta al dente, perchè si andrà ad ultimare la cottura nella padella con i carciofi.

Infine, far amalgamare tutto insieme aggiungendo ancora un po’ d’olio, impiattare e servire ben calda!  

        10. MINESTRA ‘I SICCI 

minestra-i-sicci-siciliana

edith photo: saporidigirgenti

Uno dei piatti più prelibati e famosi della tradizione culinaria Agrigentina è la minestra di Seppie chiamata in dialetto siciliano Minestra I Sicci; è molto rinomata soprattutto in uno dei più bei centri marinari della costa: il paese di Siculiana.

Soprattutto nel periodo estivo che parte da aprile e termina alla fine di ottobre, i pescatori del paese di Siculiana Marina pescano grandi quantità di seppie. Per questo motivo è nato questo primo piatto che appunto ha come ingrediente principale questo gustoso mollusco!

LA MINESTRA ‘I SICCI: LA ZUPPA DI SEPPIE DI SICULIANA 

Cottura:  30 min Costo: Medio
Tempo totale: 40 min Porzioni: 4 Porzioni

             Ingredienti: 

  • 1 kg di seppie
  • abbondanti piselli teneri e dolci
  • 1 patata media
  • 1 cipolla o cipollotto
  • brodo vegetale
  • olio evo
  • sale e pepe
  • prezzemolo

LA PREPARAZIONE: 

Il primo passo per la preparazione è la pulizia delle seppie, bisogna togliere la sacca interna, gli occhi, il becco e la pelle (oppure comprarle già pulite). 

Dopo il primo step, bisogna tagliare a striscioline le seppie e a cubetti i tentacoli, poi soffriggere il tutto in una pentola con del cipollotto fresco e abbondante olio di oliva. 

Aggiungere i piselli facendoli cuocere per alcuni minuti a fuoco medio. 

Salare e pepare.

Aggiungere le patate e coprire con abbondante brodo vegetale. 

Lasciare sul fuoco per un buon quarto d’ora

Se si vuole, si può aggiungere a piacere sia del caciocavallo grattugiato che qualche ciuffetto di finocchietto selvatico per insaporire la zuppa.  

Servire la zuppa calda!

 

NON CI RESTA CHE CHIUDERE QUI IL NOSTRO VIAGGIO CULINARIO “BTALY ON TOUR” DOVE CI HA PORTATO A CONOSCERE PIATTI DELLA TRADIZIONE AGRIGENTINA! SE VI E’ PIACIUTO NON VI RESTA CHE COMMENTARE QUI SUL BLOG, VI ASPETTIAMO E VI DIAMO APPUNTAMENTO CON UN ALTRO ARTICOLO DI “BTALY ON TOUR”!